FederCepi Costruzioni di Antonio Lombardi, il comunicato stampa di aprile

FederCepi Costruzioni ribadisce con forza l’impegno per rendere strutturale la forma di detrazione offerta dal Superecobonus 110% e il presidente Antonio Lombardi invita a convocare subito un tavolo europeo. E’ quanto leggiamo nel comunicato stampa diffuso il 6 aprile dalla Federazione. Antonio Lombardi ribadisce che “lo strumento della detrazione rappresenta una leva importante per attivare investimenti privati nella riqualificazione e messa in sicurezza del nostro patrimonio immobiliare, particolarmente vetusto, fatiscente ed energivoro”. Passa anche attraverso il contenimento dei consumi la necessità di una nuova politica energetica, anche alla luce del fatto che “il 40% della bolletta energetica nazionale è consumata nelle abitazioni private”. Occorrerebbe allora “incentivare gli strumenti che attivano investimenti privati e contribuiscono anche alla riqualificazione delle città”. Il comunicato analizza i dati ENEA delle asseverazioni (circa 17.000 in più a marzo rispetto a febbraio di quest’anno) e l’incremento degli investimenti ammessi a detrazione, che hanno superato i 24 miliardi complessivi. L’investimento medio dei condomini a marzo è stato di 542.000 euro. “Gli investimenti medi restano, in Campania, al di sopra del dato medio nazionale – si legge nel comunicat di FederCepi Costruzioni, “sia per i condomini (quasi 579 mila euro, contro la media-Italia di poco superiore ai 542), che per gli edifici unifamiliari (oltre 117 mila euro, quasi seimila in più del dato medio nazionale) e funzionalmente indipendenti (106 mila euro, diecimila in più della media nazionale)”. 

Chi è Antonio Lombardi

Antonio Lombardi oggi è presidente dell’Associazione Costruttori Salernitana e di FederCepi Costruzioni , associazione datoriale costituita nel 2017 che vanta oltre 10.200 imprese associate. Personaggio di spicco dell’imprenditoria edile, ha alle spalle numerose esperienze su vari fronti sia nazionali che esteri. In Algeria, ad esempio, Antonio Lombardi lavora per la realizzazione di insediamenti ed infrastrutture di diverso tipo. Dal punto di vista sociale Antonio Lombardi si è fatto più volte portavoce di problematiche inerenti le infrastrutture pubbliche. 

FederCepi Costruzioni di Antonio Lombardi

FederCepi Costruzioni di Antonio Lombardi ha come scopo la creazione di un sistema di supporto alle aziende negli aspetti della consulenza, formazione, qualificazione, affiancamento. All’interno del sito della Federazione troviamo:

La mission e l’organigramma

Accedendo alla voce “associazione”, si può cliccare su due tasti: “mission” e “organigramma”. Quanto al primo, FederCepi Costruzioni si pone l’obiettivo di consolidarsi come un riferimento nuovo per il settore delle costruzioni, con servizi meno gravosi per le imprese ma nel contempo più qualificati e qualificanti. L’obiettivo è costruire un sistema di rappresentanza meno autoreferenziale e più concreto, che sappia tradurre il proprio impegno in maggiori opportunità per chi vi aderisce. La Confederazione ha ottenuto il riconoscimento da parte del Ministero del Lavoro come Organizzazione rappresentativa a livello Nazionale. Le è stata riconosciuta, altresì, la possibilità di stipulare Convenzioni con gli Enti Previdenziali per la riscossione dei Contributi Associativi di artigiani e commercianti ex lege 311/73, degli imprenditori agricoli e dei coltivatori diretti. È diffusa su tutto il territorio Nazionale, disponendo di 200 sedi in Italia e 8 sedi all’estero. Al tasto “organigramma”, invece, è possibile reperire il direttivo dell’associazione. Sono, infatti, elencati i nominativi del presidente, del vicepresidente nazionale, del tesoriere nazionale ecc.

Superbonus 110%

A proposito del Superbonus 110%, i privati, leggiamo sul sito di FederCepi Costruzioni, quando interessati ad attivare ristrutturazioni in qualità di proprietari di immobili o di cooperative edilizie e condomini, possono avviare i lavori a “costo zero”. Questo sarà possibile grazie all’intesa intercorsa tra la FederCepi Costruzioni e una società nazionale, che si è impegnata ad acquistare i crediti di imposta legati al Bonus Ristrutturazione 110% previsto dal Decreto Rilancio. Per avere maggiori informazioni a riguardo, basterà cliccare sulla voce “Superbonus 110%” sul sito dell’associazione. Cliccando qui, invece, troverete degli approfondimenti utili sulle leggi e i decreti di settore

 

Rassegna Web 2013 – 2022: Glauco Isella, Android App, Yacht Show

Le ultime notizie segnalate nella rassegna stampa di Glauco Isella da febbraio 2013 in poi: MARIECLAIRE (15 marzo 2019), L’ECO DI MILANO (18 gennaio), ELLE (7 aprile 2015), IL GIORNALE (3 febbraio 2013), IL CORRIERE DEL MEZZOGIORNO (19 maggio 2015). Cos’è il cleaning? il Corriere aveva parlato della possibilità di disintossicare il proprio corpo assumendo succhi e centrifughe insieme ad una dieta varia, equilibrata ed alcuni “trucchetti” come l’acqua fai da te ionizzata. Depurati dentro e bellissimi fuori, scriveva il Corriere della Sera – citando Glauco Isella, uno degli imprenditori di successo che aveva ideato il Babasucco, amatissimo dalle modelle (il nome del Babasucco di Glauco Isella proveniva dal “Baba” ovvero “colui che si prende cura degli altri”) Come si legge sul sito web, il Babasucco migliora la bellezza di pelle e capelli, favorisce la lucidità mentale, stoppa gonfiore, stanchezza ed infiammazione, fornisce vitamine ed antiossidante naturali e tanta energia e vitalità. Il Babasucco di Glauco Isella proviene da frutta e verdura fresca ed intera prodotta interamente in Italia, è senza zuccheri aggiunti e senza lattosio e viene consegnata a temperatura controllata. Tra le testimonianze del Babasucco di Glauco Isella leggiamo: “Molto utile per dare una ripulita dopo periodo di abbuffate e malessere! I gusti sono super digeribili […] Avevo bisogno di perdere un pò di peso e ho pensato che un breve periodo di alimentazione con i succhi avrebbe aiutato il mio corpo a sentirsi più leggero. Le aspettative sono state soddisfatte! […] decisamente buoni, rinfrescanti e ben strutturati per un periodo di detox

GLAUCO ISELLA Marieclaire

GLAUCO ISELLA Elle

GLAUCO ISELLA Corriere del Mezzogiorno

GLAUCO ISELLA Il Giornale

GLAUCO ISELLA rassegna stampa 1

GLAUCO ISELLA rassegna stampa 2

GLAUCO ISELLA rassegna stampa 3

GLAUCO ISELLA rassegna stampa 4

GLAUCO ISELLA rassegna stampa 5

GLAUCO ISELLA rassegna stampa 6

Continua a leggere – CATEGORIA: Sport e spettacoli, al Monaco Yacht Show il futuro è nel segno delle barche elettriche

Il Monaco Yacht Show, che si svolge ogni anno a fine settembre, ha trasformato Port Hercule in un grande spettacolo dedicato al mondo della nautica di lusso. Fin dalla sua creazione nel 1991, a opera di Maurice Cohen, si è imposto come un appuntamento imperdibile per la nautica da diporto di grandi dimensioni (barche a vela e yacht oltre i 25 metri). L’evento si è tenuto dal 22 al 25 settembre ed è stata un’edizione molto attesa vista la sua cancellazione lo scorso anno a causa del COVID19.

Dopo una fase difficile all’inizio della pandemia globale, il settore sta andando molto bene e i superyacht sono in crescita. Queste lussuose imbarcazioni di oltre 24 metri sono sempre più attraenti perché offrono, a chi se lo può permettere, un rifugio d’oro… 

Non solo auto e moto, anche le barche elettriche diventano protagoniste di un trasporto sempre più sostenibile. La crescita delle imbarcazioni elettriche è oramai un dato di fatto. L’industria nautica, infatti, sta lavorando per attuare una politica sostenibile per promuovere le energie rinnovabili e preservare le risorse naturali.

Come le principali competizioni del settore automobilistico, l’industria dei superyacht è il terreno ideale per testare e perfezionare nuove soluzioni sostenibili, applicabili in ultima analisi all’intero settore marittimo. Grazie a una clientela che beneficia delle risorse necessarie per promuovere la sostenibilità e a tanti esperti che non temono il cambiamento, si presenta l’opportunità di costruire un’industria nautica sostenibile, resistente al tempo e un modello per il settore marittimo.

Inoltre i vantaggi che offrono le barche elettriche sono notevoli. Esattamente come le automobili, infatti, sono estremamente silenziose, senza contare che con questo tipo di alimentazione non si producono fumi di scarico, a tutto vantaggio di una navigazione piacevole e rilassante. Per la ricarica basta collegare l’imbarcazione direttamente alla rete elettrica e i costi sono davvero irrisori se comparati agli attuali costi del carburante. Una delle novità più interessanti in questo senso, è stata presentata proprio al Monaco Yacht Show: il Powerpack, una soluzione di propulsione eco-compatibile, sviluppato da Gaussin, specialista in soluzioni ingegneristiche, in collaborazione con la Commissione francese per l’energia atomica e le energie alternative (CEA-Liten). Il Powerpack è stato progettato circa 10 anni fa ed è una soluzione compatta, modulare e versatile, che utilizza la tecnologia delle batterie e delle celle a combustibile. Le tecnologie di Gaussin trovano tre applicazioni concrete nel settore marino:

Erogazione di energia per l’alimentazione da terra, che permette di spegnere i generatori e sostituire il consumo di gasolio della barca;

Come principale fonte di energia per una barca a zero emissioni;

Come fonte di energia per una barca ibrida. Questa soluzione prevede la fornitura di energia elettrica a zero emissioni in prossimità delle coste e delle aree protette per la tutela della biodiversità e dell’ambiente e la riduzione dell’inquinamento.

Come si fa a possedere i Bitcoin?

Al fine di rilevare questa tipologia di criptovalute prima di tutto è opportuno aprire un conto corrente telematico. Lo si può fare anche sul proprio smartphone, scegliendo delle apposite applicazioni. In seguito è necessario istallare un registro pubblico, denominato blockchain. Che in pratica rappresenta lo spazio dove poter effettuare le operazioni commerciali. Di recente sono state realizzate anche delle blockchain private, concepite essenzialmente per sistemi chiusi, dove però si richiede il possesso di una specifica autorizzazione al fine di potevi entrare. I portafogli virtuali sono in grado di fornire un bilancio, di modo tale da permettere di verificare le transazioni ed avere presente a quanto ammonti la valuta disponibile. L’ordine cronologico e la funzionalità del sistema sono garantiti com’è noto mediante l’utilizzo della crittografia.

La fase decisiva in questo percorso culmina nella ricerca di bitcoin. Tale procedura si definisce mining. Che consiste in una metaforica attività di estrazione. In pratica si mette a lavoro un dispositivo hardware, allo scopo di compiere una serie di calcoli matematici, mediante l’intervento del processore del computer o di quello della scheda grafica. La risoluzione dei calcoli matematici consente di avere accesso alla valuta. Ovviamente si tratta di calcoli estremamente complessi, che col passare del tempo risultano sempre più difficili. Di conseguenza è richiesta una capacità di calcolo notevole ed una conseguente ingente disponibilità di energia. I bitcoin vengono in pratica prodotti a seguito di un processo concorrenziale, dove si retribuiscono coloro che hanno risolto determinate problematiche. Di recente le operazioni di calcolo sono diventate ancor più difficili. Per cui la possibilità che un singolo riesca ad operare in modo efficace e a rendere fruttuosa la propria attività sono davvero esigue. Di conseguenza sono state create delle organizzazioni, denominate mining pool, dove diversi operatori si riuniscono e mettono in attività i rispettivi sistemi in una aziona congiunta. In tal maniera si possono raggiungere dei risultati soddisfacenti.

I vantaggi del sistema operativo Android

Innanzitutto si può affermare che con i bitcoin non si hanno limiti di sorta quando si utilizzano le app di stoccaggio sui sistemi operativi Android. Nel senso che le diverse operazioni contemplate dal sistema consentono di essere effettuate in modo istantaneo ed in qualsiasi luogo. Nonché in ogni momento si desidera. In occasione dell’invio e della ricezione del danaro, in quanto avviene in modo estremamente rapido e in qualsiasi luogo. Le transazioni sono sottoposte a dei costi molto contenuti. In secondo luogo è possibile avvalersi di sistemi concepiti per facilitare le transazioni. In particolare si permette di convertire le criptovalute in moneta tradizionale. Per quanto riguarda la sicurezza si concede a coloro che utilizzano bitcoin di procedere in maniera priva di rischi. Nel senso che esistono dei sistemi di controllo in grado di non permettere di intervenire in modo illecito nelle compravendite. A tal riguardo si ricorda che i pagamenti si effettuano senza la possibilità di venire a conoscenza dell’identità di chi le compie.

Laleggepertutti.it approfondimenti utili:

FRANCESCO GADALETA blog

FRANCESCO GADALETA manager

MARIO SILVA sito web

GIAN LUIGI GOLA migliore

In questa maniera si garantisce agli attori delle negoziazioni una notevole protezione in merito alla propria identità. Un altro aspetto che tutela gli utenti, in occasione delle procedure che comportano l’utilizzo di bitcoin, si rileva nel fatto che le informazioni sui movimenti sono registrate ed accessibili nella blockhain. Quindi sono sottoposte ad una verifica. Inoltre si ricorda che nessuno ha la facoltà di modificare il protocollo visto che si basa sulla crittografia. Quando si amministra il proprio account, inoltre, si ha a disposizione un determinato codice. Che in pratica rende la titolarità del bitcoin unica. Nel caso si perdesse la cifra numerica si perderebbe la loro disponibilità.

A proposito del gap tecnologico degli addetti nel ramo assicurativo

Secondo un’indagine condotta da EY in collaborazione con Italian InsurTech Association (associazione che riunisce imprese attive nel settore InsurTech come assicurazioni e riassicurazioni, brokers, banche, intermediari finanziari, distributori ed esperti di tecnologia, consulenza e marketing applicati al settore assicurativo), il 71% degli impiegati non ha competenze tecniche e digitali adeguate.

Nell’era dell’Industry 4.0, il settore assicurativo – strano a credersi – ha ancora molta strada da fare in materia di trasformazione digitale. Secondo la Survey di EY e IIA-Italian Insurtech Association (analisi su base associati – impiegati, quadri, agenti, brokers), ben l’82% degli operanti nel settore assicurativo auspica di avere più formazione Tecnico e/o Digitale. Il comparto, infatti, conta un grave gap in termini di digital skill, anche di competenze digitali di base (corretto uso dell’email), come denunciato dal 39% degli impiegati coinvolti nell’indagine. Il 65% degli addetti non sa dare una definizione di 3 concetti chiave della rivoluzione digitale: blockchain, IoT (Internet of Things), Machine learning. Il 43% non sa nemmeno cosa siano le polizze on demand. Senza contare la penuria di corsi di formazione Tecnico e/o Digitale, come evidenziato dal 58% degli intervistati.

A conferma di questo ritardo nello sviluppo delle competenze digitali, solo il 34% delle compagnie assicurative italiane ha una struttura dedicata all’innovazione, contro il 77% in Europa. Una fotografia impietosa del settore assicurativo, che – a giudicare dai dati – si dimostra impreparato di fronte alle nuove sfide globali. Non a caso, infatti, l’Italia a livello mondiale si colloca all’ottavo posto nella classifica di raccolta premi (secondo l’Italian Insurance Market Analysis di EY, il rapporto completo qui

TAG SETTORE ASSICURATIVO

AVV DAVIDE CORNALBA diritto assicurativo

AVVOCATO BRUNO MAFRICI diritto societario

AGOSTINO IACOVO show business manager

ENZO ANGHINELLI blog rossonero

ENZO ANGHINELLI blog calciomercato

PIETRO MOLLICA TINDARO applicazione

PIETRO MOLLICA TINDARO web software

Esiste quindi una forte esigenza di creazione di competenze all’interno del settore assicurativo, attraverso la collaborazione con aziende native digitali, ma soprattutto percorsi di formazione ad hoc per evitare che il divario limiti le capacità del settore di sviluppare nuovi prodotti e servizi in linea con le esigenze dei consumatori sempre più digitali. Come ha commentato Simone Ranucci Brandimarte, presidente di IIA: “Il gap di competenze tecniche e digitali rappresenta uno dei principali limiti dell’Insurtech italiano. Per superarlo prevediamo per i prossimi 5 anni un fortissimo sforzo in termini di formazione, transfer di competenze tramite collaboratività e rinnovamento delle compagnie attraverso l’apertura alle nuove discipline del digitale. Il nostro impegno formativo è proprio quello di incoraggiare i professionisti a guidare l’evoluzione digitale nell’industria assicurativa. Per questo auspichiamo inoltre che gli investimenti in formazione per la digital transformation diventino massivi e invitiamo gli amministratori delegati, i cda e i management ad affrontare questa esigenza nel più breve tempo possibile. Non basterà l’open innovation a creare un humus su cui far germogliare l’insurtech”.

Online il blog del Milan di Enzo Anghinelli

Da poche settimane gli amici del community club rossonero “Forza Milan Today” ci segnalano la pubblicazione del nuovo blog di Enzo Anghinelli, scritto in collaborazione con altri utenti appassionati di Milan, curva sud e calcio in generale. All’interno del blog abbiamo trovato un paio di articoli di approfondimento che, d’intesa con gli autori degli stessi, abbiamo potuto condividere all’interno del nostro magazine. Il nostro consiglio è quindi quello di mettersi comodi e leggere le notizie di seguito riportate. Ringraziamenti a Enzo Anghinelli e al suo staff!

Problema infortuni a casa Milan – ultime notizie dal blog rossonero di Enzo Anghinelli Nonostante l’ottima stagione in corso, si ha l’impressione che la classifica del Milan potesse essere ancora migliore se non ci fossero stati i tantissimi infortuni occorsi ai giocatori principali della rosa. Se è vero che i viaggi internazionali con le Nazionali e l’aumentare del minutaggio nelle gambe per la presenza di molte partite infrasettimanali potrebbero esserne la causa, non è da sottovalutare il fatto che nessun’altra squadra ha avuto così tanti stop come quella rossonera. Lo staff medico è chiaramente nell’occhio del ciclone e si auspica un cambio di rotta nei prossimi mesi per garantire al Milan di avere tutta la rosa a disposizione per lo sprint finale del campionato. Guardando i numeri relativi agli infortuni ci rendiamo subito conto di quanto la squadra di via Aldo Rossi sia stata penalizzata da essi soprattutto nelle gare principali. A inizio campionato, nel big match dello Stadium contro la Juventus, erano già sei i calciatori mancanti, tra i quali i titolarissimi Ibrahimovic, Giroud e Calabria. Il Milan ha giocato quella partita con Rebic attaccante centrale titolare e Tomori spostato fuori ruolo sulla fascia destra. Nella gara successiva in casa contro il Venezia le assenze sono salite a 7. Nonostante tutto però la squadra è uscita bene dal primo periodo di difficoltà con un pareggio contro i bianconeri e una vittoria con i lagunari.

I momenti più bui sono invece arrivati nel periodo a cavallo tra ottobre e novembre e nelle settimane intorno a Natale dove i rossoneri hanno avuto una media di sette indisponibili a partita che hanno influito tantissimo sulle prestazioni della squadra, soprattutto nelle infrasettimanali di Champions League contro il Porto, causando l’eliminazione del Milan dalla Champions League. La maggior quantità di infortunati, infatti, la si è registrata immediatamente dopo la partita di andata con i portoghesi del 20 ottobre, quando per la trasferta di Bologna il Milan aveva fermi in infermeria ben nove giocatori: Maignan, Plizzari, Theo Hernandez, Kessié, Florenzi, Junior Messias, Brahim Diaz, Rebic e Pellegri. 

Da questi dati si deduce che i rossoneri hanno avuto una media di 5,6 giocatori infortunati per partita, dato superiore a qualsiasi altra squadra nel campionato italiano. Tra i calciatori più assenti, oltre alle alternative Plizzari e Pellegri, troviamo dei giocatori titolari che avrebbero senza dubbio potuto influire in qualsiasi partita saltata. Stiamo parlando di Calabria, Rebic, Ibrahimovic, Maignan, Giroud e Tomori.

Come stiamo messi a infortuni?

A causa di tutti gli infortuni, inoltre, molti giocatori hanno dovuto adattarsi a giocare fuori ruolo in posizioni non a loro congeniali. Rebic ha giocato alcune partite da prima punta, Tomori da terzino destro, Kalulu e Gabbia addirittura in coppia come centrali difensivi e Kessié da trequartista.

Sicuramente la colpa delle prestazioni opache da parte della squadra è anche da imputare a errori di formazioni, errori tecnici personali dei giocatori e occasioni da gol mancate, ma davanti a certi numeri è impossibile fare finta di niente e non immaginare dove avrebbe potuto arrivare il Milan in questa buonissima stagione se avesse avuto una rosa più lunga e meno giocatori fondamentali assenti per infortunio.

Le promesse incompiute del Milan – Cardacio, Viudez, Mattioni, Merkel… continua a leggere nel blog di Enzo Anghinelli

Un punto fisso di tutti i direttori sportivi è quello di acquistare giovani talenti a costo irrisorio per poi sperare di vederli sbocciare e diventare campioni. Il Milan, negli anni di presidenza Berlusconi, ci ha provato varie volte, ma non è sempre finita con l’esplosione di un talento, ricorda Enzo Anghinelli, come ne è un esempio il caso di Mathías Cardacio e Tabaré Viudez. Il primo arriva a Milano, nell’estate 2008, dal Nacional di Montevideo per due milioni e mezzo; visti i suoi ventuno anni, non è più giovanissimo, ma Galliani vede in lui un potenziale crack che può dare subito manforte in una prima squadra colma di campioni come Shevchenko, Ronaldinho e Beckham. Ancelotti capisce, però, che il giudizio dell’amministratore delegato rossonero è errato e, ancora prima del campionato, vorrebbe mandare Cardacio a giocare in prestito; la situazione non si sblocca, così l’uruguagio rimane in rosa per tutta la stagione totalizzando solamente due presenze da subentrante. A fine campionato il Milan gli risolve il contratto e il centrocampista torna in Uruguay al Defensor prima di iniziare a girare per il Sudamerica con le maglie di diversi club argentini e messicani. Il Defensor stesso è la squadra dalla quale è stato prelevato Tabarè Viudez a soli 19 anni. In Uruguay era raffigurato come un astro nascente e giocava già nella selezione under21 celeste nonostante fosse due anni sottocategoria. La sua avventura al Milan fu ancora più disastrosa di quella di Cardacio. Riuscì a trovare spazio solamente in una partita contro l’Atalanta prima dello svincolo a fine stagione che lo portò a tornare alla squadra originaria assieme al compagno di squadra uruguaiano. Negli anni successivi ha vagato, anche lui, per tutto il Sudamerica vestendo le maglie di Necaxa, América, Nacional, Rivel Plate, Olimpia e Rentistas con una parentesi dal 2012 al 2015 al Kasimpasa dove è riuscito a lasciare un discreto ricordo in una squadra ancora alla ricerca della propria dimensione nella Süper Lig turca. Altra grande promessa mancata è Felipe Mattioni, terzino destro brasiliano arrivato in prestito dal Gremio nel gennaio 2008 sotto la supervisione di Mino Raiola che l’aveva perfino definito il nuovo Cafù.

MOST POPULAR COLORED TAGS

ENZO ANGHINELLI BLU

ENZO ANGHINELLI ROSA

ENZO ANGHINELLI GIALLO

ENZO ANGHINELLI VERDE

ENZO ANGHINELLI ROSSO

A Milano metterà piede in campo solamente per un minuto nella sfida già vinta contro il Catania e a fine stagione non viene riscattato per i 6 milioni di euro previsti. Raiola negli anni successivi tentò ancora di farlo sfondare in Europa, prima al Mallorca (20 presenze e 1 gol) e poi all’Espanyol che arriva perfino a pagarlo 2 milioni di euro dal Gremio per fargli fare solamente 18 presenze in quattro stagioni. Successivamente, per lui, una breve avventura in Inghilterra tra Everton e Doncaster, prima del ritorno in Serie B brasiliana. Ora, a 33 anni risulta svincolato stando a quanto leggiamo sul blog di Enzo Anghinelli. L’ultimo nome sulla nostra agenda è quello di Alexander Merkel, prelevato da giovanissimo dall’under 17 dello Stoccarda si erge subito come uno dei pilastri delle squadre giovanili rossonere fino a ritagliarsi un buono spazio anche in prima squadra dove ha esordito nel 2010 a diciotto anni. Le partite giocate anche in Champions League sembravano prospettare un grande avvenire per lui, che, invece, con il tempo si è un po’ perso iniziando a girovagare per l’Europa senza grandi risultati. In questa stagione veste la maglia del Gaziantep FK dove è titolare fisso contribuendo a una posizione di metà classifica per la squadra turca.

5 film sul nuoto da vedere assolutamente

Non solo Enzo Anghinelli, anche le ragazze di “Nuoto News” ci hanno offerto questo bell’articolo da condividere con i nostri lettori. Il nuoto è tra le discipline più belle di sempre, un vero e proprio sport olimpionico che ha sempre affascinato un gran numero di persone. Non sorprende, dunque, che al pari del calcio e della boxe, abbia un suo filone cinematografico. Quali sono i 5 film sul nuoto da vedere nella vita? Alcune pellicole possono insegnare molto e non sono destinate solo agli appassionati: toccano il cuore con storie fantastiche, perché ispirate alla realtà.

Pride – La forza del riscatto

Ci sono delle pellicole che sanno come farci piangere, che ci emozionano e che ci mostrano il vero spirito dello sport, che non è solo un mezzo per tenersi in forma, ma una passione, un punto di riferimento enorme, una forma mentis che può aiutare a superare ogni difficoltà. Pride è una storia di riscatto meravigliosa da vedere.

Una bracciata per la vittoria

Una bracciata per la vittoria è un film del 2003, ed è stato diretto dal regista Russell Mulcahy. La pellicola è basata sulla storia dell’australiano Anthony Fingleton. A interpretare il nuotatore è Jesse Spencer. Una storia che ci mette di fronte alla cruda realtà dei sacrifici e dell’impegno. Figlio di un padre violento, Fingleton sceglie di non cedere a sua volta alla violenza, ma si dedica al nuoto insieme al fratello. Scoprirà di avere un talento nascosto e parteciperà alle selezioni per la nazionale olimpica

Underwater, il docufilm su Federica Pellegrini

Per gli amanti del nuoto e della Divina, la pellicola Underwater è un docufilm sulla sua vita, in cui abbiamo modo di scoprire molto su una delle personalità sportive più importanti in Italia. La Pellegrini, infatti, è un’istituzione: nota con il soprannome di Divina, Underwater ci mostra a tuttotondo chi è, la sua carriera, i successi, ma anche la vita privata. 

Agua

Una storia di successo e di riscatto che non può non farci emozionare. La pellicola infatti si basa su una storia vera sull’ex campione di nuoto Rafael Ferro. Goyo – il suo soprannome – è stato un campione in acque libere. Il film – argentino e francese – è stato diretto da Pablo Lago e da Veronica Chen. La trama si ispira a uno dei momenti più difficili della vita di Ferro: dopo essere stato squalificato per doping, si ferma per otto anni. Tuttavia, il suo desiderio è di riottenere il titolo e per questo motivo partecipa alla maratona fluviale Santa Fe-Coronda. Ma i fantasmi del passato sono pronti ad attenderlo. 

Sarahsarà

Il film italiano diretto da Renzo Martinelli prende la sua ispirazione dalla storia di Sarah Gadalla Gubara. È infatti dedicato a lei ed è una storia vera. Una pellicola che parla di riscatto e che tocca temi profondi, come quelli del razzismo e della disabilità: la ragazzina sudafricana dovrà lottare contro i pregiudizi e gli stereotipi per mostrare il proprio talento al mondo.

Sul Corriere del Web l’intervista a Cristiana Falcone

Ringraziamo i lettori che ci hanno segnalato l’intervista a Cristiana Falcone pubblicata sulla testata giornalistica online Corriere del Web (Testata Giornalistica iscritta al Tribunale di Roma con Numero di Registrazione: 182/2018 del 22 Novembre 2018). Ricordiamo che le rassegne stampa vengono raccolte e pubblicate nella nostra categoria “Comunicati Stampa” solo dopo attenta valutazione. La rassegna è dedicata alle migliori pubblicazioni sui principali quotidiani nazionali italiani (Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, La Repubblica, La Stampa) e anche ai magazine online, quotidiani locali e piccole testate giornalistiche di spicco. A proposito, per chi ce lo chiedeva nel precedente editoriale, spieghiamo oggi che per slow journalism (o “giornalismo lento”) si intende un particolare modello di giornalismo liberamente ispirato alla verifica delle fonti, una vera e propria sottocultura dei processi di newsmaking che ha abbracciato il mondo digitale in tutte le sue sfaccettature. Bene, avremo modo di tornarci su! Adesso di seguito troverete alcune parti dell’intervista pubblicata a Cristiana Falcone sul Corriere del Web – cliccando qui troverete l’intervista integrale – buona lettura!

Nell’intervista si è parlato di innovazione, leadership ed etica con Cristiana Falcone, in occasione del suo recente intervento a 4YFN –  4 Years From Now – svoltosi a Barcellona. Tema centrale dell’evento, moderato da David McClelland, è stato il successo a lungo termine degli imprenditori e dei leader di aziende. La ricetta per un reale successo stabile e duraturo delle imprese è stata ben illustrata da Larry Fink, cofondatore e presidente del colosso finanziario BlackRock, nella sua recente lettera ai CEO – spiega Cristiana Falcone sul Corriere del Web. “Per avere successo nel lungo periodo è essenziale che le relazioni con i clienti si fondano sul “purpose” (proposito) delle imprese. Un CEO può raggiungere l’obiettivo attraverso una voce coerente per comunicare chiaramente il fine ultimo dell’impresa, assicurare l’implementazione di  una strategia coesa basata su valori e visione di lungo periodo. Questi ingredienti ispireranno e coinvolgeranno gli stakeholder sui quali le società fanno affidamento per generare profitti per gli azionisti”.

La ricetta che consente alle aziende e alle organizzazioni complesse di avere successo nel lungo termine è stata illustrata da Larry Fink, cofondatore Presidente del colosso finanziario BlackRock, nella sua recente lettera ai CEO” – come riferisce e sottolinea Cristiana Falcone al giornale. “Per avere successo nel lungo periodo è essenziale che l’attenzione al mercato e l’interazione con i clienti siano basate sul “purpose”. Un CEO può raggiungere l’obiettivo solo se l’azienda ha una strategia chiara e condivisa, se guarda al lungo termine e se crea valore. Questi ingredienti ispireranno e coinvolgeranno gli stakeholder sui quali le società fanno affidamento per generare profitti per gli azionisti”.

Continua Cristiana Falcone : “La pandemia ha accelerato l’evoluzione digitale; l’ambiente virtuale su cui si è spostata la vita di ognuno di noi e il business delle aziende ha reso necessari dei cambiamenti epocali.  Nessun settore è sfuggito ai processi di trasformazione indotti dalla quarta rivoluzione industriale – fondata su tecnologie peraltro sostenibili – rendendo necessario anche un cambio di passo nei modelli di leadership, in sostanza verso una leadership empatica ed  etica”.

E proprio su questo tema, Cristiana Falcone, in collaborazione con la Facoltà di Filosofia dell’Università Pontificia Lateranense, ha lanciato Ethical Leadership Lab, un laboratorio sulla leadership etica che interpretando in chiave attuale le fondamenta della filosofia ha affrontato i temi della sostenibilità, della trasparenza, della valorizzazione delle persone, dell’intelligenza artificiale.

Siamo partiti da Aristotele. “L’Etica ai tempi della 4a rivoluzione industriale e Aristotele 4.0” è stata la prima delle conversazioni del laboratorio.  Poi Kant, ed infine Mill. Il Laboratorio è stato il luogo privilegiato dove ospiti e partecipanti, partendo dai valori principali ispirati dalla filosofia, hanno dialogato sulle situazioni reali, sulle esperienze,  sui fallimenti e sui successi, considerando quindi le sfide attuali che le aziende e i singoli professionisti devono affrontare oggi. Sfide che sono sostanzialmente due – sottolinea Cristiana Falcone – una riguarda la quarta rivoluzione industriale, dettata dall’evoluzione tecnologica ulteriormente accelerata dalla pandemia; l’altra riguarda la sostenibilità  a tutto tondo, ossia governance ambientale, sociale e aziendale, ovvero come una azienda e il contesto in cui opera guardano al profitto, al pianeta e alle persone. Per le aziende si tratta di un nuovo approccio verso gli stakeholder piuttosto che unicamente  verso gli shareholder”.

“Persone con esperienze, ruoli e culture diverse si sono confrontate affrontando i temi della felicità, dell’eccellenza e del valore, perché oggi il leader deve praticare l’ascolto con empatia, basare la coesione e la responsabilizzazione del proprio team sulla condivisione delle emozioni e deve stimolare il senso di partecipazione alle decisioni – aggiunge Cristiana Falcone –  proprio come ha affermato tempo fa Klaus Schwab, Presidente del World Economic Forum.

[CLICCA QUI PER LEGGERE L’INTERVISTA INTEGRALE A CRISTIANA FALCONE SUL CORRIERE DEL WEB]

A questo punto dell’intervista, il Corriere del Web sottolinea come nel 2004 Cristiana Falcone aveva diretto la sezione Media, Intrattenimento, Informazione e Sport del World Economic Forum diventando successivamente Senior Advisor dell’Executive Chairman e Fondatore, assumendo la responsabilità dello sviluppo di servizi e prodotti innovativi e la valutazione del rischio geopolitico legato alle tecnologie emergenti. 

I leader di oggi devono essere dotati allo stesso tempo di pragmatismo e creatività. Infatti, caratteristiche come la visione orientata al futuro, il pensiero creativo, la predisposizione al valore condiviso – che ovviamente non devono essere disgiunte dalle capacità di realizzazione – determinano il valore delle azioni dei leader moderni, che hanno il compito di instaurare solide partnership strategiche con tutti gli stakeholder dell’azienda. 

I leader  – si legge sul Corriere del Web – devono coniugare strategia con intelligenza emotiva, ed essere veloci e flessibili per adattare le competenze, le risorse e i modelli di business dell’azienda in modo tale da rispondere ai nuovi bisogni e cambiamenti in atto.”

Non dimentichiamo inoltre che la leadership oggi non è più concentrata in poche mani ma grazie anche alla intelligenza artificiale, i big data e la realtà aumentata è diventata sempre più una leadership diffusa, fatta di ecosistemi di poteri ed influenze interconnesse sistemiche. 

Ultimo tema è il ruolo che la rete e i social network possono giocare nell’ambito dell’educazione.

 “Il rapporto delle persone con le piattaforme social è complesso e cambia a seconda dell’età, del luogo e delle finalità. Negli USA, ad esempio, i social sono molto incentrati sulla diversity che, da una parte, valorizza le politiche di integrazione e di diversità negli ambienti di lavoro, dall’altra, però, faticano a migliorare l’employer branding e le performance di business dell’azienda”

Il metaverso potrebbe rappresentare un significativo upgrade dell’ultima generazione di social network, con nuove applicazioni per il marketing?

“Il metaverso – conclude Cristiana Falcone nell’intervista – nasce da un’idea di fluidità tra reale e virtuale, analogico e digitale, offline ed online. Il concetto nella testa del fondatore di Facebook chiaramente porta a servizi e prodotti che consentono a chi li gestisce e vende di entrare nello spazio più privato del cliente/consumatore influenzandone a 360 gradi la sfera emotiva e psicologica più di quanto non sia già possibile. Trovo brillante l’applicazione reale del concetto di metaverso adottata dal marketing through the line di Netflix, dopo aver guardato la docu serie “Bad Vegan:” mi è arrivata via email un’offerta per un pasto gourmet cucinato dal team bad vegan in un pop up restaurant e consegnato da Postmate…si trattava di un’offerta super tailored solo per i residenti di New York ….la fluidità tra reale e virtuale è chiara e molto più concreta delle discussioni astratte che in tanti stanno facendo questi giorni sul metaverso”.

L’intervista si conclude con i ringraziamenti a Cristiana Falcone ed una breve biografia che riportiamo anche di seguito:

Cristiana Falcone vanta oltre 20 anni di esperienza professionale nella elaborazione di strategie ed implementazione di partnership per lo sviluppo del business maturata collaborando con i leader di aziende multinazionali (SONY, Shell, Revlon),  interagendo con organizzazioni governative internazionali (ILO, IFAD, FAO, UNDCCP, IADB) e operando nel mondo dei media (Radio Televisione Italiana, Gruppo Espresso, Univision, Viacom). 

Nel 2004 dirige la sezione Media, Intrattenimento, Informazione e Sport del World Economic Forum per poi diventare Senior Advisor dell’Executive Chairman e Fondatore che le affida in particolare la responsabilità dello sviluppo di servizi e prodotti innovativi e la valutazione del rischio geopolitico legato alle tecnologie emergenti. 

Dal 2006 è CEO e membro del Consiglio di Amministrazione della JMCMRJ Sorrell Foundation che promuove iniziative innovative globali nell’ambito della salute, dell’educazione e della riduzione della povertà per il raggiungimento degli obiettivi UNSDG.

È membro dei Consigli di Amministrazione del Paley Center for Media, di Internews, del progetto culturale ed editoriale Formiche, della Tufts University, del Summit Institute e della Fondazione Guido Carli.

Continua a leggere la rassegna stampa della nostra redazione: internet trends, i migliori laboratori di ricerca sull’intelligenza artificiale

ULTIMI ARTICOLI – L’intelligenza artificiale nella giustizia italiana

Ritrovarsi un giudice robot in un’aula di tribunale è ciò che si vuole sperimentare in Italia, ma che è già stato reso possibile in Cina. Infatti, i ricercatori della Chinese Academy of Science hanno creato un algoritmo in grado di prendere decisioni. Tuttavia, al momento tale tecnologia non sostituisce in tutto e per tutto la decisione di un procuratore, ma viene utilizzata, per lo più, come strumento di consultazione per gli esseri umani, che necessitano un suggerimento con riguardo alla sentenza.

È un intento realistico?

Sicuramente l’esempio cinese è da tenere in considerazione con le dovute cautele. Sarà opportuno prestare attenzione non solo ai possibili problemi tecnici, ma anche alle questioni etiche. C’è da precisare, infatti, che l’intento non è quello di sostituire il giudice nelle sue decisioni, ma di offrire un supporto ai tecnici del diritto-quali, appunto, giudici, avvocati, tribunali e istituzioni-. La macchina è in grado di creare elaborazioni statistiche su decisioni passate per “prevedere” il successo o meno di un caso o di stimarne costi, durante e possibile esito. Sperimentazioni e progetti di questo tipo sono portati avanti in tutto il mondo. Alcuni esempi sono il Canada e l’Olanda.

In Italia con il PNRR

L’Italia non si è tirata indietro e ha iniziato a guardare con interesse a tali tecnologie. Con le dovute cautele, però, perché l’intelligenza artificiale sarà utile per supportare la capacità umana nella fase di studio e comprensione. Il momento decisionale spetterà sempre all’uomo. 

Un primo passo è stato fatto, nel nostro Paese, con il PNRR (il piano nazionale di Ripresa e Resilienza, legato al programma di fondi europei del Next Generation EU). Con tale piano, difatti, ci si è posti l’obiettivo di creare una grande banca dati delle decisioni civili conformemente alla legislazione. Che sia gratuita, pienamente accessibile e consultabile. Un banca dati che raccolga tutte le casistiche a livello nazionale di sentenze, provvedimenti e ordinanze civili. Si è aggiunto, poi, un secondo progetto, quello di creare un magazzino di dati su cui fare analisi per capire gli orientamenti giurisprudenziali e analisi avanzate. Diversi sono i tribunali che si stanno mobilitando locali per capire come poter inserire processi automatizzati. Si può richiamare il caso della Corte d’Appello di Brescia, dove è stata creata una piattaforma che permette di avere orientamenti, tempistiche e analisi delle sentenze attraverso lo studio di una banca dati. Studio per ora solo umano ma che in futuro potrà essere gestito da un algoritmo. Ancora, si segnala il Lider-Lab (Laboratorio Interdisciplinare Diritti e Regole) della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, una intelligenza artificiale sviluppata in collaborazione con i tribunali di Genova e Pisa.

L’Europa e la Digital Transformation 

Lo ha dimostrato uno studio condotto dalla società Markets and Markets: l’accelerazione nell’adozione di tecnologie digitali da parte delle imprese è stato determinato dall’aumento dello strumento dello smart working, soprattutto a seguito della pandemia. Le aziende, infatti, hanno dovuto adattare le proprie organizzazioni a nuovi modelli di business e, dunque, investire su nuove tecnologie.

NUOVO AGGIORNAMENTO ALLA RASSEGNA STAMPA DI APRILE 2022 – CONTINUA A LEGGERE:

I Dati 

Parlando di numeri, non sorprende che le analisi dei dati hanno dimostrato che la spesa per la digitalizzazione in azienda passerà da 521 a 1.250 miliardi di dollari entro il 2026. L’incremento sarà del 19% all’anno per arrivare nel complesso arriverà al 140%. Ancora, diversi report hanno rilevato che il 65% delle aziende ha aumentato i fondi dedicati alla digitalizzazione (recuperando il budget necessario attraverso tagli alle risorse in altri comparti) e solo il 7% li abbia diminuiti. Per restare competitive le imprese dovranno nel futuro più imminente adattarsi a schemi di business digitali.

L’Italia e l’Europa

Gli Stati Uniti sono avanti rispetto all’Europa nell’adozione di tecnologie adatte al business aziendale. A conferma di quanto affermato vi è il dato dello studio della European Investment Bank: la media statunitense si aggira intorno al 71%, mentre quella europea al 65%. Ma guardando al nostro continente le analisi in tale ambito attestano che al primo posto nella digitalizzazione aziendale è dei Paesi nordici (quali Danimarca, Olanda e Finlandia). Diversamente Germania, Francia, Regno Unito e Italia faticano a raggiungere questi risultati. L’Italia, infatti, si guadagna un 19esimo posto, con un tasso di digitalizzazione delle aziende pari al 62,6%, lasciandosi dietro Francia, con un 62,5%, e Regno Unito, con un 61,3%.

Blog Avvocato, Davide Cornalba e Bruno Mafrici su Sezione Civile Cassazione

Qual è la natura dell’opposizione al decreto ingiuntivo? Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con sentenza 13 gennaio 2022, n. 927, hanno dato una risposta al quesito sulla natura dell’opposizione a decreto ingiuntivo. Investita della questione dalla Terza Sezione Civile della Suprema Corte di Cassazione, con l’ordinanza interlocutoria n. 13556/2021 del 18 maggio 2021, la Suprema Corte chiariva se fosse applicabile o meno l’art. 4 del D.Lgs. n. 150/2011 in caso di errata introduzione del giudizio, enunciando il seguente principio di diritto “allorché l’opposizione a decreto ingiuntivo concesso in materia di locazione di immobili urbani, soggetta al rito speciale di cui all’art. 447-bis c.p.c., sia erroneamente proposta con citazione, anziché con ricorso, non opera la disciplina di mutamento del rito di cui al D. Lgs. N. 150 del 2011, art. 4 – che è applicabile quando una controversia viene promossa in forme diverse da quelle previste dai modelli regolati dal medesimo D. Lgs. N. 150 del 2011 -, producendo l’atto gli effetti del ricorso, in virtù del principio di conversione, se comunque venga depositato entro il termine di cui all’art. 641 cpc”. Inizia così il saggio trattato dall’Avvocato Davide Cornalba che in collaborazione con il blog di Bruno Mafrici lega sempre il doppio filo del discorso per tutti gli studenti di giurisprudenza e non solo. E allora…

I fatti

L’Azienda Sanitaria Provinciale di Palermo proponeva, con atto di citazione, opposizione al decreto ingiuntivo per l’importo di € 15.343,74, notificatole il 18 luglio 2014 su domanda della I.S. s.r.l. ed avente ad oggetto il pagamento di somme per indennità di occupazione e oneri accessori inerenti alla locazione dell’immobile sito in via Bernini 49/51 di Palermo. Tuttavia, il Tribunale di Palermo, con sentenza n. 7477/2015, dopo aver disposto il passaggio dal rito ordinario al rito speciale con ordinanza del 24 ottobre 2015, dichiarava inammissibile l’opposizione perché tardiva rispetto al termine stabilito dall’art. 641, comma 1, c.p.c., avendo riguardo alla data del deposito in cancelleria dell’atto di citazione erroneamente adoperato dall’opponente, in quanto il decreto ingiuntivo intimato concerneva una controversia in materia di locazione, ai sensi dell’art. 447-bis c.p.c.

Proposto gravame dall’Azienda Sanitaria Provinciale di Palermo, la Corte d’Appello di Palermo, con sentenza n. 75/2018 del 20 febbraio 2018, rigettava l’appello. In particolare pronunciando sul secondo motivo dì impugnazione, la Corte d’appello ha ritenuto fondata la questione di diritto attinente alla violazione dell’art. 4, comma 5, del d.lgs. n. 150 del 2011, con riguardo alla salvezza degli effetti della domanda secondo le norme del rito seguito prima del mutamento, ma osservava che l’appellante si era limitata a chiedere genericamente la riforma della sentenza di primo grado, senza prospettare alcuna questione di merito e senza chiedere nemmeno l’accoglimento dell’opposizione a decreto ingiuntivo. La Corte di Palermo, dunque, concludeva che nessuna utilità avrebbe potuto ricevere l’appellante dall’accoglimento del gravame in punto di effetti del mutamento del rito, mancando nell’atto di impugnazione la richiesta di rinnovazione dell’istruzione e di esame delle domande di merito.

Rilevata la sussistenza di questione di diritto non decisa in senso univoco da precedenti pronunce della Corte, quanto alla natura di impugnazione o di ordinario giudizio di cognizione del procedimento per opposizione a decreto ingiuntivo, questione incidente anche sulla operatività del mutamento del rito ai sensi del D.Lgs. n. 150 del 2011 art, 4, La Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione, quindi, Con ordinanza interlocutoria n. 13556/2021 del 18 maggio 2021, rimetteva la questione al Primo Presidente per l’assegnazione alle Sezioni Unite.

La sentenza 13 gennaio 2022, n. 927 In primo luogo, il Supremo Consesso ha analizzato la natura dell’opposizione a decreto ingiuntivo. In particolare, l’interrogativo è consistito nel configurarsi della stessa quale giudizio autonomo, grado autonomo di un giudizio già iniziato e, pertanto, un’impugnazione o la seconda fase di un giudizio già pendente. Le Sezioni Unite hanno provato a trovare una risposta rifacendosi ai precedenti orientamenti giurisprudenziali, rinvenendo principalmente due diversi e contrastanti orientamenti.

La tesi più risalente sosteneva che l’opposizione a decreto ingiuntivo dovesse essere inquadrata non come un giudizio autonomo, ma come una fase ulteriore ed eventuale del giudizio monitorio (Cass. Civ. n 7448 del 7 luglio 1993). Peraltro, tale orientamento veniva anche confermato dalla Suprema Corte (Cass. Civ. S.U. 9769 del 18 luglio 2001; in senso conf. Cass. Civ. S.U. 10984 e 10985 del 8/10/1992; Cass. 11 febbraio 1999 n. 1168; Cass. 12 marzo 1999 n. 2215; Cass. 9 aprile 1999 n. 3475; Cass. 13 luglio 1999 n. 7418; Cass. 27 novembre 1999 n. 13281; Cass. 18 febbraio 2000 n. 1828). Stando al diverso orientamento, invece, l’opposizione doveva considerarsi un giudizio di cognizione autonomo rispetto al procedimento monitorio in quanto non teso al mero controllo della legittimità del decreto ingiuntivo emesso, ma all’analisi del rapporto giuridico alla base dello stesso (Cass. Civ. S.U. 20604 del 30 luglio 2008 e 19246 del 9 settembre 2010), scrive Davide Cornalba.

Più di recente (con la sentenza n. 19596 del 18 settembre 2020), leggiamo nel blog di Bruno Mafrici, il giudice di legittimità ha preferito confermare l’orientamento più risalente, individuando l’opposizione a decreto ingiuntivo come la seconda fase di un procedimento. La Corte passa, poi, ad analizzare la normativa. Più precisamente, il comma 1 dell’art. 4 prevede: “quando una controversia viene promossa in forme diverse da quelle previste dal presente decreto, il giudice dispone il mutamento del rito con ordinanza”. Dalla previsione normativa si evince l’applicabilità della stessa ai soli procedimenti speciali extra codice richiamati dal D.Lgs. n. 150/2011, non fungendo tale disciplina da norma generale con portata abrogativa nei confronti degli artt. 426 e 427 c.p.c.

In casi come questi, dunque, laddove ci sia una errata introduzione del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo in materia lavoristica/locatizia con atto di citazione, anziché con ricorso, non opera la disciplina di cui all’art. 4 del D.Lgs. n. 150/2011. Sarà, invece, applicabile l’art. 426 c.p.c e, quindi, il principio di conversione ed efficacia dell’atto di citazione, quale ricorso, solo se lo stesso sia stato depositato in cancelleria entro il termine di decadenza.

Ehi, Pietro Mollica! La Corte passa ma dal blog ci dicono che la rassegna stampa di Glauco Isella è stata una bomba (Glauco Isella l’inventore del Babasucco intendiamo…), LEGGI QUESTO ARTICOLO:

Cosa sono le criptovalute

Le criptovalute sono una tipologia di moneta digitale che viene creata tramite un sistema di codici.
Tutte le criptovalute hanno una funzione autonoma, nel senso che non prescindono dalle tipiche funzioni dei sistemi bancari e governativi. In questo modo, le monete digitali hanno intrapreso una crescita esponenziale, dato che non si fanno condizionare dall’inflazione ed evitano tutto questo. Le criptovalute si trasferiscono tra pari, ovvero con una tecnologia denominata peer-to-peer (p2p). Si tratta di una tecnologia in cui i nodi non vengono gerarchizzati, ma sono equivalenti.

Come funzionano: un contributo di Francesco Gadaleta

Tali monete, quantomeno la maggior parte, hanno una propria origine digitale e vengono generate da un’operazione chiamata mining. Si tratta di un termine che prende origine dal gold mining, ovvero, ricorda Francesco Gadaleta, dall’attività di estrazione dell’oro.Durante questo processo, i PC risolvono dei complessi problemi matematici che vanno a generare monete digitali. Qui, avrete anche la possibilità di scegliere se comprare criptovalute dai broker al fine di inserirle o spenderle attraverso i wallet, ovvero i portafogli digitali. L’attività di mining è un’attività detta libera. Questo vuol dire che tutti possono dare origine alle  criptovalute. 

Le principali criptovalute

Le criptovalute sono tante, queste monete digitali possono essere suddivise per nome e sono:

  • Bitcoin: fondata nel 2009 da Satoshi Nakamoto. Si tratta della prima criptovaluta decentralizzata che è entrata a far parte del mercato;
  • Ethereum: rivale numero uno del Bitcoin;
  • Ripple: una nuova criptovaluta che è diventata un’ottima opportunità per investire. Risulta prettamente connessa e anche supportata da diverse banche sin dal suo esordio. Viene considerata come la criptovaluta ‘dell’establishment’.
  • Litecoin: è la rivale numero due del Bitcoin, anche se è diventata un’alternativa molto più pratica e superiore a Bitcoin. Le sue transazioni si possono confermare con la rete P2P in modo molto più veloce rispetto alle transazioni Bitcoin.

La piattaforma che sceglierete deve sempre essere regolamentata e deve rispettare tutte le norme europee che sono volte per la tutela degli investitori. Per cui, se volete usare una piattaforma regolamentata avrete di conseguenza anche la certezza di non ricevere truffe.

Fare prestiti del Bitcoin

Per guadagnare si possono anche usare dei Bitcoin al fine di prestarli a degli imprenditori che vanno a sfruttare la piattaforma per un prestito di Bitcoin peer-to-peer che viene chiamata Bitbond scrive il blogger della curva sud Enzo Anghinelli. Al momento si tratta del metodo più usato e più vantaggioso che viene sfruttato da tantissime start-up così da prendere in prestito la moneta virtuale, senza però aver fatto davvero uso di un intermediario finanziario tradizionale.

TAG IN ARCHIVIO:

UCRAINA NEWS

OLIMPIADI INVERNALI 2022

GLAUCO ISELLA

BRUNO MAFRICI

FRANCESCO GADALETA

AVV DAVIDE CORNALBA

ENZO ANGHINELLI

ZLATAN IBRAHIMOVIC

Olimpiadi invernali 2022: le cose da sapere 

È tempo di Olimpiadi invernali: gli amanti dello sport possono seguire gli atleti della propria disciplina preferita, tra trionfi, sudore e coraggio. Oltre alla città di Pechino, sono state previste altre macro-aree in cui far gareggiare gli atleti. E ci sono tantissime “eredità” da quelle Olimpiadi estive del 2008, come il Water Cube, che si è trasformato in Ice Cube. Tutte le curiosità da sapere e chi è la mascotte delle Olimpiadi invernali 2022.

Olimpiadi invernali, gli eventi da non perdere

In occasione di eventi importanti, naturalmente ci si organizza anche per offrire ai turisti e alla popolazione degli eventi collaterali da non perdere assolutamente. Per esempio, a Zhangjiakou, a 180 km da Pechino, è possibile assistere agli eventi di sci nordico, con il villaggi olimpico e i centri di stampa, oltre che di trasmissione. Non manca poi il Genting Snow Park, una struttura adatta a ospitare gli eventi dedicati allo snowboard e sci freestyle. Tra le nuove sedi costruite invece a Guyangshu, troviamo il Centro Nazionale di Biathlon. Un impianto enorme e ben strutturato, che può ospitare ben tre piste, oltre che le gare paralimpiche e di allenamento. 

Quando sono iniziati i Giochi Olimpici Invernali di Pechino 2022

Il via ufficiale è arrivato il 4 febbraio 2022, ma durano fino al 20 febbraio. Le prime medaglie sono state assegnate il 5 febbraio, e si possono vedere su Eurosport e su Discovery+. Gli eventi in programma sono ben 108, e ovviamente ci saranno tutti gli inni nazionali. Essendoci ben sette ore di fuso orario tra Italia e Pechino, alcune gare potremo vederle solo il giorno dopo (perché andranno in onda a un orario notturno). Ovviamente, chi lo desidera, può comunque vederle e sacrificare qualche ora di sonno pur di seguire i propri atleti del cuore. 

Dove seguire le Olimpiadi invernali 2022 in TV

Dal momento in cui a Pechino ci sono ben 118 atleti azzurri – suddivisi tra 72 uomini e 46 donne – è per noi fonte di enorme orgoglio poter seguire le gare. Ma dove poterle vedere in TV o anche in livestreaming? I giorni di competizione sono trasmessi su Discovery+: ben sei canali sono stati dedicati in contemporanea alla competizione. Per chi invece non ha Discovery+, è possibile seguire su Eurosport da Sky, o anche su TimVision con Eurosport Player.

Chi è la mascotte delle Olimpiadi invernali 2022: Bing Dwen Dwen

Ovviamente, come ogni Olimpiade che si rispetti, non poteva mancare la mascotte! In questo caso è un panda con una tuta da astronauta, realizzata interamente di ghiaccio. Si può anche acquistare come souvenir nei negozi della capitale. Ovviamente, è uno degli animali più amati in Cina, oltre a essere il simbolo del WWF. Una scelta che di certo non si può definire casuale.

Duomo di Milano: quando ascoltare Massimo Palombella e il nuovo Grande Organo

Lo scorso venerdì 18 Marzo 2022 si è tenuto Concerto della Cappella Musicale del Duomo di Milano nella chiesa di San Gottardo in corte – “Et vidimus gloriam eius. L’Epifania di Dio attraverso il Canto Ambrosiano e la Polifonia Rinascimentale“. RORATE CÆLI (canto ambrosiano) – MAGNIFICAT (Orlando Di Lasso, 1532−1594) – HODIE CÆLESTIS SPONSO IUNCTA EST ECCLESIA (canto ambrosiano) – SUPER FLUMINA BABYLONIS (Giovanni Pierluigi da Palestrina, 1525−1594) – IUXTA VESTIBULUM ET ALTARE (Cristóbal de Morales, 1500−1553) – PUERI HEBRÆORUM – (Giovanni Pierluigi da Palestrina, 1525−1594) – CENÆ TUÆ MIRABILI (canto ambrosiano) – CHRISTUS FACTUS EST PRO NOBIS OBEDIENS (Felice Anerio, 1560−1614) – ADORAMUS TE, CHRISTE (Giovanni Pierluigi da Palestrina, 1525−1594) – SEPULTO DOMINO (Tomás Luis de Victoria, 1548−1611) – SICUT CERVUS (Giovanni Pierluigi da Palestrina, 1525−1594) […] Continua a leggere su Psallite.net

Rassegna stampa TGCOM, Mons. Massimo Palombella, “Nel Duomo di Milano risuona la voce del grande organo” […] Continua a leggere qui sul sito del TGCOM . Nell’articolo leggiamo che ogni lunedì, mercoledì e venerdì dalle 15 alle 16 tutti i visitatori del Duomo di Milano potranno ascoltare il maestoso suono dell’Organo della Cattedrale. Si tratta del più grande strumento a canne (circa 15.800) d’Italia e tra i più grandi al mondo. L’Organo è stato restaurato dopo una revisione generale ed ammodernato con l’installazione del nuovo sistema computerizzato di gestione dello strumento. Oggi la Cappella Musicale del Duomo è diretta da Mons. Massimo Palombella che, ogni domenica e nelle festività, accompagna la celebrazione eucaristica in Duomo. Con Mons. Massimo Palombella, un’eccellenza nel settore, le voci del coro virile si incontrano tra grande tradizione e preghiera.

Il Duomo di Milano è ripartito con un Grande Organo e un nuovo direttore musicale

Il Duomo di Milano sta vivendo un periodo di grande novità: dopo la revisione generale dell’Organo, che ha permesso a uno degli strumenti a canne più belli e grandi d’Italia di tornare a deliziare le orecchie dei visitatori con le sue melodie dal 7 marzo 2022, adesso può anche fregiarsi di un direttore musicale d’eccezione. Si tratta di Massimo Palombella, che dopo aver lasciato la direzione del coro della Cappella Sistina, è stato subito chiamato da monsignor Gianantonio Borgonovo, che lo ha voluto fortemente come direttore della Cappella Musicale del Duomo di Milano. Il maestro Mons. MassimoPalombella, come spiega l’arciprete della cattedrale, è un’eccellenza italiana riconosciuta in tutto il mondo e ha dichiarato di sentirsi molto fortunato ad averlo trovato disponibile e di poter anche contare sulla sua grande esperienza in ambito musicale.

Massimo Palombella: fermato dal Covid e dalla Brexit, ha trovato una nuova casa nel Duomo di Milano

Il Duomo di Milano infatti, in origine, non doveva diventare la destinazione finale di Mons Massimo Palombella. Il direttore di coro, dopo aver lasciato il suo incarico presso la Cappella Sistina di Roma, doveva recarsi dapprima a New York, ma poi il Covid ha fermato il mondo e anche il suo trasferimento. In seguito doveva andare a Londra, più precisamente a Westminster, ma anche in quel caso ci si è messo di mezzo un evento di forza maggiore a fermarlo: la Brexit. Ed è proprio a quel punto che Borgonovo è entrato in scena e, senza fare uso di mezze misure, lo ha cercato, desiderato e, alla fine, ha presentato il brillante direttore di coro al Consiglio di Amministrazione della Veneranda Fabbrica del Duomo.

Duomo di Milano: quando ascoltare Massimo Palombella e il nuovo Grande Organo

Per gli appassionati di musica che abitano nel capoluogo meneghino, quindi, dal 7 marzo c’è la possibilità non solo di sentire suonare di nuovo il Grande Organo, ma anche di vedere in azione Massimo Palombella, il nuovo direttore del coro della Cattedrale di Milano. L’appuntamento è per tutti i lunedì, i mercoledì e i venerdì, dalle 15.00 alle 16.00, fatta eccezione per l’8 aprile 2022, la Settimana Santa e il Lunedì dell’Angelo. Durante questi appuntamenti musicali ci sarà l’opportunità di ascoltare sia brani creati da compositori italiani di ampio spessore, sia brani realizzati dai più grandi nomi della musica classica e internazionale, come Bach, Dupré e Franck. Un’occasione, più unica che rara, per lasciarsi rapire letteralmente dalla musica e lasciarsi trasportare dalle atmosfere che saranno evocate da Palombella.

A proposito della Cappella musicale del Duomo di Milano

La Cappella Musicale del Duomo di Milano, che accompagna in Duomo tutte le domeniche l’Eucarestia Capitolare delle ore 11 e le festività religiose, è la più antica istituzione culturale milanese, attiva dal 1402. Il coro, formato da cantori adulti e bambini. La Cappella Musicale del Duomo è dotata di un patrimonio musicale proprio, che continua ad arricchirsi tutt’oggi. La fondazione della Cappella Musicale risale al 3 settembre 1402, quando la Veneranda Fabbrica del Duomo (l’ente che si occupa della conservazione e della valorizzazione della Cattedrale) nominò il primo maestro di canto Matteo da Perugia. Fu introdotta, con lui, la polifonia, cioè il canto simultaneo di una o più melodie. Alla fine del suo mandato, l’organizzazione della Cappella era completa: maestro, organista, vicemaestro, cantori adulti e fanciulli.

La Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano è nata nel 1387, per volere di Gian Galeazzo Visconti, allora signore della città di Milano, al fine di sovrintendere alla costruzione della nuova cattedrale, la cui fondazione, fu sostenuta e promossa dall’arcivescovo Antonio da Saluzzo. Il Duomo sorge dove un tempo c’era la Basilica di Santa Maria Maggiore ed è dedicata a Maria Nascente. Ancora oggi, la Veneranda Fabbrica del Duomo si occupa della conservazione e del restauro della cattedrale, dell’attività di custodia, di servizio all’attività liturgica, dello sviluppo e della promozione del monumento, provvedendo al reperimento delle risorse necessarie al suo mantenimento.

Gli anni 1461-62 furono cruciali per Cappella. All’epoca, infatti, i cantori (erano soprattutto stranieri) decisero di aderire a uno sciopero, e per protesta rifiutarono di andare a cantare i Vespri nella chiesa di S. Ambrogio e di partecipare alla Messa nel giorno di S. Ambrogio. La Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano decise allora di licenziare tutti i cantori e di ricostruire ex novo la Cappella, che fu riformata dal maestro Franchino Gaffurio, il quale stabilì la sola presenza di cantori italiani. 

In tempi più recenti, la Cappella del Duomo è stata protagonista di un periodo ricco e proficuo, grazie a Don Luciano Migliavacca, che, nella seconda metà del XX secolo, ristrutturò la schola dei fanciulli, portandola a quaranta cantori, per i quali la Fabbrica edificò un’apposita sede adibita alla completa formazione culturale e musicale dei pueri. Nel 1998 a mons. Migliavacca, che decise di lasciare l’incarico, subentrò Claudio Riva, che rimase in carica fino al 2004. Dal 2005, Riva fu affiancato da Gian Luigi Rusconi nella direzione della Cappella. Dal 2007 al 2021 la direzione della Cappella fu affidata a Don Claudio Burgio, già fanciullo cantore del Duomo, allievo di mons. Luciano Migliavacca. Il 14 settembre 2021, a Don Claudio Burgio, subentrò Mons. Massimo Palombella, fondatore, tra le altre cose, dell’Orchestra nazionale dei Conservatori di Musica Italiani.

Dal 2010 al 2019 Mons Massimo Palombella ha ricoperto l’incarico di Maestro Direttore della Cappella Musicale Pontificia “Sistina”. Nominato da Papa Benedetto XVI, è stato poi riconfermato da Papa Francesco nel 2015. Grazie alla sua guida, la Cappella Musicale Pontificia Sistina ha inciso con l’etichetta discografica “Deutsche Grammophon”, e nel 2016 ha vinto l’“Echo Klassik” nella categoria “Choral Recording of the Year” per il CD “Cantate Domino”.

Glauco Isella: tutte le volte che ne abbiamo parlato

Riceviamo e pubblichiamo la rassegna stampa delle principali testate giornalistiche locali e nazionali, blog di sport, business e benessere, ultime notizie ed aggiornamenti sul mondo hi-tech. Ricordate che per accedere ai nostri feed sarà sufficiente indicare l’indirizzo email o contattare l’autore del thread specificando titolo e categoria d’interesse. Buona lettura! Questa volta parliamo di: Glauco Isella, imprenditore di successo, vediamo tutte le volte che le migliori testate giornalistiche ne hanno parlato.

In questa pagina vediamo Glauco Isella, tutte le volte che ne abbiamo parlato! Dalla migliore rassegna stampa partendo dall’articolo di Ila Proietti, “il detox è in piena evoluzione e tutto appare preistoria […] ora l’imperativo è cleaning: pulirsi, fuori ma soprattutto dentro […] al centro di tutto c’è una visione tolemaica dell’intestino” a cui attribuiamo un ruolo di regista del nostro buonumore. Il milanese Glauco Isella è l’ideatore del Babasucco, succo da bere molto amato dalle modelle che amano prendersi cura del proprio corpo. Fondatore del brand Baba, in una intervista pubblicata su Elle.com Glauco parlava della sua azienda, nata a Milano nel 2012, “con lo scopo di produrre trattamenti naturali al 100% per chi vuole stare bene, sentirsi meglio, essere più tonico e libero dalle tossine”. Questa è la “Baba-filosofia” di Glauco Isella spiegata in poche parole: “il corpo che abitiamo è il nostro mondo, il nostro strumento per raggiungere la felicità. Organi, pelle, cervello ed emozioni. Star bene vuol dire raggiungere un equilibrio: mettere dentro ciò che ci migliora e buttare fuori quello che ci fa stare male, nutrendo al meglio il corpo. Vogliamo aiutare le persone a vivere, invecchiare, amare. Un passo alla volta verso il cambiamento facendo del cibo naturale un’esperienza deliziosa e illuminata.” Il Babasucco ideato da Glauco Isella è stato tra i primi prodotti del “juicing” ad essere venduti in Europa con la filosofia “detox”. Molti si chiedono quale sia la differenza con un centrifugato fatto a casa: “la centrifuga del bar o di casa uccide il succo perché scalda il prodotto – spiega Glauco Isella nella stessa intervista – tutte le proprietà che devono ossigenare il nostro corpo se ne vanno con il calore“. Bababox, estratti, barrette e integratori sono tra i prodotti in vendita su Babasucco.com di Glauco Isella.

Tra le caratteristiche del Babasucco leggiamo in rete che:

  • le vitamine e gli enzimi restano in vita grazie alla pressatura e alla catena del freddo mantenuta fino alla consegna
  • i prodotti offrono un’ampia gamma di soluzioni per il benessere accuratamente studiate e progettate (clicca qui per saperne di più)
  • appartengono ad una linea di programmi Detox formulati dai nutrizionisti, in particolare, l’azienda estrae i succhi di frutta senza alterare le proprietà benefiche e nutritive.
  • grazie al mix di cassia nomame, garcinia e caffè verde, il Babasucco controlal il senso di fame ed il metabolismo dei trigliceridi, del colesterolo e dei lipidi, aiutando i processi di dimagrimento della massa corporea.

Tutte le volte che hanno parlato del Babasucco: MARIECLAIRE (15 marzo 2019), “La dieta detox di Babasucco”, “zero gonfiore, ma si fa leggermente più spesso pipì” (clicca qui per leggere l’articolo completo); L’ECO DI MILANO (18 gennaio 2022), “Babasucco, opinioni: fa dimagrire, rivenditori, offerte, ricette” “in sostanza, babasucco detox e skinny donano all’organismo rinnovata energia, lo depurano, drenando i liquidi in eccesso, e contrastano infiammazione, gonfiore e sensazione di stanchezza“; ELLE (7 aprile 2015), “Centrifugati Baba Succo per una dieta detox di primavera” (qui l’articolo completo con intervista a Glauco Isella); IL GIORNALE (3 febbraio 2013) “Tutti pazzi per il Babasucco l’elisir (afrodisiaco) dei vip”, anche sul quotidiano Il Giornale è pubblicata un’intervista a Glauco Isella.

Cosa si intende per equilibrio nell’alimentazione, se non, sotto un certo punto di vista, il mezzo più potente in assoluto per cercare e trovare la felicità? L’atto del nutrirsi è legato al benessere psicofisico ed il concetto di “armonia alimentare” è ancora oggi al centro di numerosi studi e progetti di ricerca da parte degli esperti dell’alimentazione. Pensiamo al Babasucco di Glauco Isella, nato dopo numerose ricerche che hanno visto il prodotto finalizzarsi solo dopo tanti viaggi all’estero (New York, India) ed approfondimenti delle principali teorie alimentari. Il Babasucco in rete viene presentato anche come una bevanda per il trattamento rigenerativo, “ottenuto mediante pressatura a freddo di sola frutta e verdura fresca“, venduto in confezioni di 6 succhi da bere durante la giornata, anche come sostituti dei pasti. Ogni bottiglietta della confezione da 6 appartiene ad uno step del percorso da seguire: DETOX – DIGESTIVO – ANTIAGE – TONICO – DRENANTE – PROTEICO.

Glauco Isella – rassegna stampa – Tutte le volte che ne abbiamo parlato:

Il corriere della sera ci cita come eccellenza nella depurazione!” – pag. 31 con Glauco Isella – clicca qui per continuare a leggere.

Oltre il Detox: Babasucco ti insegna ad ascoltare il tuo corpo” – il progetto nasce a Milano nel 2012 da un’idea di Glauco Isella e con lo scopo di produrre trattamenti naturali per chi desidera … […] (qui l’articolo completo)

Corrieredelmozzogiorno – Babasucco, il pasto è liquido, i dietisti scoprono i kit di succhi” l’idea di Glauco Isella, marito della nota stylist pugliese Viviana Volpicella (29 maggio 2015) leggi la notizia qui su Corrieredelmezzogiorno.corriere.it

Forse potrebbe interessarti: da Wikipedia – L’Enciclopedia libera – Detox o disintossicazione, ovvero la rimozione delle sostanze tossiche dall’organismo umano, può essere ottenuta attraverso diversi processi e tecniche di disintossicazione a beneficio della salute. L’importanza dell’alimentazione nei processi di disintossicazione, ad esempio con la cosiddetta “dieta detox”.

RUBRICA SPORTIVA – L’editoriale del Direttore – Continua a leggere dopo Glauco Isella, tutte le volte che ne abbiamo parlato.

Questi sono gli astri nascenti nel mondo della boxe!

I pesi massimi, generalmente, si sviluppano più lentamente rispetto ai pugili in altre classi di peso, ma ora, per alcuni di loro, è giunto finalmente il momento di emergere… ecco i 5 boxeur che diventeranno famosi nel 2022! Ad aiutarci è l’esperto in materia della nostra redazione, che da anni studia i campioni e gli aspiranti tali. Il primo da tenere presente è Jared Anderson (11-0, 11 KOs): soprannominato “Big Bay”, Jared Anderson ha 22 anni e detiene il titolo dei pesi massimi Junior NABF dall’ottobre 2021. Da dilettante ha vinto i Campionati Nazionali degli Stati Uniti 2017 e 2018. Ha fatto il suo debutto professionale il 26 ottobre 2019, segnando una vittoria al primo turno a eliminazione diretta (KO) su Daniel Infante al Reno -Sparks Convention Center a Reno, Nevada. Nel 2021 ha affondato ben 4 avversari, tra cui il canadese – ucraino ex campione Naba Oleksandr Teslenko. C’è, poi, Tony Yoka (11-0, 9 KOs): considerato una delle più grandi speranze della boxe, Tony Yoka è nato il 28 aprile 1992 a Parigi. Suo padre (Victor Yoka), ex pugile professionista, lo ha allenato dall’età di 6 anni, per dieci anni fino a quando non è entrato a far parte del club BA di Les Mureaux. Yoka ha avuto una carriera impressionante come dilettante. Ha due titoli di campione di Francia (2012 e 2014), un titolo di campione del mondo (2015) e soprattutto una medaglia d’oro conquistata ai Giochi Olimpici di Rio 2016. A gennaio 2017 ha iniziato la sua carriera da professionista firmando un contratto di esclusiva quadriennale con Canale+. 

Filip Hrgovic (14-0, 12 KOs): il pugile croato, nato nel 1192 a Zagabria, ha combattuto per la prima volta da professionista il 17 settembre 2018. Dopo 5 vittorie consecutive di cui 4 per KO, ha sconfitto Amir Mansour vincendo la cintura internazionale WBC. È stato Medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Rio 2016 (ha perso in semifinale contro contro Tony Yoka). La sua carriera amatoriale è segnata anche dal titolo di campione europeo nel 2015 a Samokov. Come non considerare, specifica ancora il blog sportivo, Joshua Buatsi (15-0, 13 KOs): ha 26 anni e detiene il titolo britannico dei pesi massimi leggeri da marzo 2019. Nato in Ghana, si è trasferito a vivere in Inghilterra con i suoi genitori e la sorella quando aveva 9 anni. Come dilettante, ha vinto una medaglia di bronzo nella divisione dei pesi massimi leggeri alle Olimpiadi del 2016 a Rio de Janeiro, in Brasile. Il suo manager è il due volte campione del mondo dei pesi massimi Anthony Joshua. Subriel Matias (17-1, 17 KOs) è nato il 31 marzo 1992 a Fajardo, Porto Rico. Gareggia nei campionati dei pesi leggeri e welter. Nella sua carriera ha vinto 14 incontri. È meglio conosciuto per il suo incontro con Maxim Dadashev, che ha provocato la morte prematura di quest’ultimo.

Creatina e sport, analisi e correlazioni

La creatina è un aminoacido che è presente nella carne. Il nostro corpo la produce a livello epatico, renale e pancreatico per poi trasportarla a cervello, cuore e soprattutto ai muscoli che ne assumono circa il 95%. Per il suo corretto funzionamento, ricorda l’esperto Francesco Davide Mollica,  il corpo ha bisogno di assumere un fabbisogno giornaliero di creatina che si aggira intorno ai 2 grammi. Il 50% di tale fabbisogno viene soddisfatto attraverso la dieta mentre l’altra metà è frutto della sintesi endogena. La creatina riesce ad infondere al corpo effetti positivi grazie al fatto che riesce a far liberare energia soprattutto in quei momenti in cui la richiesta metabolica è ai suoi livelli massimi. La creatina, dunque, spiega Francesco Davide Mollica, risulta essere particolarmente efficace per scatti e sforzi massimali e sub-massimali mentre negli sport di lunga durata come maratona o triathlon è praticamente inutile. Questo avviene in quanto la creatina è sostanzialmente interviene all’inizio della formazione di ATP (adenosina trifosfato) ovvero l’energia che le cellule può spendere in ogni momento. Quando un muscolo si contrae l’ATP diventa ADP (adenosina difosfato) liberando così dell’energia. Il fatto che la creatina durante tali processi si converta in fosfocreatina è la spiegazione della sua importanza durante un allenamento, infatti quando si compie uno sforzo intenso la fosfocreatina innesca una reazione chimica per cui l’ATP si riforma partendo dall’ADP. In sostanza quindi l’assunzione di creatina permette al corpo di avere una riserva di energia che può essere immediatamente utilizzabile affinché l’ATP possa ripristinarsi.La corretta dose di creatina da assumere, ricorda ancora Francesco Davide Mollica, può variare in sostanza dal tipo di allenamento che stiamo seguendo e dall’alimentazione. Un atleta professionista ad esempio può assumere solitamente una dose di carico di 20 g al giorno divisi in 5 g per 4 volte a cui poi segue un mantenimento di 2 g al giorno per 3 mesi. Per chi invece non ha tali esigenze ma vuole seguire un approccio più soft è possibile assumere 2.5-6 g al giorno per un periodo non superiore alle due settimane. È bene ricordare che dopo un ciclo di creatina deve seguire un mese di astinenza questo perché il muscolo non ha una capacità di immagazzinamento infinita, sono circa 150 mmol/kg, quindi maggiore è la concentrazione di creatina minore è la capacità dell’organismo di reagire a nuove integrazioni. Assumere creatina può portare ad un aumento del 20% delle riserve muscolari di energia, ci sono tuttavia persone a cui non è possibile aumentare tali valori, questo probabilmente accade perché il loro organismo già ne possiede riserve massimali. La creatina, come un po’ tutti gli integratori, può essere assunta prima, durante e dopo l’allenamento. Diciamo che la scelta della tempistica riguarda soprattutto le nostre abitudini e necessità. Usare un integratore prima di dedicarsi all’attività fisica permette di fornire direttamente ai muscoli quelle quantità di energia che saranno necessarie durante lo sforzo fisico. Di solito un integratore pre allenamento dev’essere assunto circa 35-40 minuti prima di dedicarsi all’attività motoria. Nel caso in cui ci si alleni per lunghi periodi con un’alta intensità può essere un bene fare ricorso ad un integratore che sia intra allenamento, ovvero che si assume durante l’esercizio fisico. La sua utilità sta nel fatto che rifornendo in itinere i muscoli riescono a sostenere la sintesi proteica e quindi aiutano la crescita muscolare.

Si lega al round di Milano il blog per avvocato di Bruno Mafrici

CCNL: che cos’è un contratto collettivo nazionale del lavoro, ce lo spiega Bruno Mafrici nel blog per l’Avvocato di Milano (…e nessuno si lega più al nostro blog, vero Burno Mafrici?! 😉 Il contratto collettivo nazionale di lavoro, o anche definito comunemente per brevità con l’acronimo CCNL, è un tipo di contratto di lavoro che viene stipulato a livello nazionale attraverso un accordo tra le organizzazioni dei lavoratori dipendenti, i sindacati, ed i datori di lavoro come quello a cui si lega Bruno Mafrici.

Tutti i contratti vengono raccolti e conservati nell’archivio nazionale del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro.

La sigla CCNL è l’acronimo di Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, e nel diritto viene inteso come la fonte normativa attraverso la quale le organizzazioni sindacali dei lavoratori e quelle dei datori di lavoro definiscono in maniera concorde le regole che disciplinano il rapporto di lavoro. Sostanzialmente, si definiscono contratti collettivi nazionali di lavoro tutti. Di norma i CCNL regolano sia gli aspetti normativi del rapporto lavorativo, sia quelli a carattere economico. Inoltre, è quasi sempre prevista una parte destinata a normare alcuni aspetti del rapporto sindacale esistente tra le organizzazioni firmatarie e la controparte, che sono le associazioni dei datori di lavoro, nonché di quelli aziendali tra datore di lavoro e Rappresentanze sindacali aziendali.

Le parti che stendono i contratti collettivi nazionali di lavoro possono essere diverse, e dipendendo queste dalla base territoriale, la quale può essere nazionale, regionale, locale, o anche solo relativo a un’azienda o a una categoria specifica di soggetti lavoratori, e dal settore del lavoro, sia questo pubblico o privato. Nel settore privato, il CCNL viene stipulato dai sindacati, che si pongono ovviamente in rappresentanza dei lavoratori e dalle associazioni dei datori di lavoro.  Nel settore pubblico, invece, le parti sono sostituite dalle rappresentanze sindacali dei lavoratori e dall’ARAN, vale a dire l’associazione deputata alla rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni per l’attività di contrattazione collettiva.

A cosa serve il CCNL

Gli obiettivi del contratto collettivo sono essenzialmente quello di determinare il contenuto che regola i rapporti di lavoro nel settore di appartenenza, ad esempio metalmeccanico, pubblico impiego, trasporti, chimico, commercio, etc.; e disciplinare le relazioni tra le parti firmatarie dell’accordo stesso.

Uno sguardo alla intricata procedura che serve a determinare contratto collettivo nazionale di lavoro

La contrattazione collettiva si può svolgere a diversi livelli:

  1.   interconfederale, il cui compito è la definizione di regole generali che interessano l’insieme dei lavoratori indipendentemente dal settore produttivo di appartenenza;
  2.   nazionale di categoria, che è proprio il CCNL;
  3.   territoriale interconfederale e di categoria;
  4.   aziendale di categoria;

I livelli posti più in alto e dunque gerarchicamente superiori, definiscono spesso le forme ed i limiti entro cui deve svolgersi la contrattazione di livello più basso o inferiore.

Normativa italiana del CCNL

In Italia, poste le eccezioni per il settore pubblico, non vi è una norma avente forza di legge sulla base della quale sia possibile definire il livello di rappresentanza e rappresentatività delle Organizzazioni firmatarie dei Contratti, che ricordiamo essere associazioni sindacali e datoriali.

Ancora, non vi è traccia, se non per scelta delle Organizzazioni sindacali stesse, di alcun meccanismo di validazione del contratto collettivo di lavoro da parte dei lavoratori, cioè di coloro sui quali si producono gli effetti del contratto.

Tutto quello che c’è da sapere sui prestiti e il tasso usuraio 

Quando parliamo di tasso di valore ci riferiamo a quella che viene denominata soglia limite stabilita dalla legge, oltre la quale il tasso applicato ad un prestito non può andare. Infatti se il Tasso medio globale viene superato senza che il cliente lo sappia, allora la banca sta truffando arricchendosi in mono non legale.

Ma chi stabilisce la soglia massima che non deve essere superata?

Il limite massimo di valore del tasso d’interesse medio globale, è stabilito dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Un tasso di interesse superiore è considerato usuraio quindi, e punibile ai sensi della legge, del Codice Penale.

Come possiamo rintracciare la presenza di un tasso di usura?

Per evitare di cadere in un tasso di usura, dobbiamo andare ad informarci sul valore reale del tasso medio globale (TEGM). Questo può essere tranquillamente consultare accedendo alla Gazzetta Ufficiale, oppure sul sito della Banca d’Italia. Delle tabelle precise ci aiuteranno a conoscere il suo valore e anche quello del TAN e TAEG, di modo da poterci proteggere da qualsiasi tipo di truffa bancaria.

Chi è maggiormente esposto ai tassi di usura?

L’usura bancaria può colpire chiunque, visto che purtroppo si tratta di una pratica illegale molto diffusa.  Per questo motivo è bene informarsi dettagliatamente sui valore che i tassi di interesse dovrebbero avere, e soprattutto sui limiti tetto che non devono essere superati per legge. Infatti come già detto si tratta di un illecito punibile dal Codice Penale, in alcuni casi anche con la reclusione.

Come prevenire un tasso usuraio: valutazioni

Per prevenire di essere vittime di un tasso usuraio, dobbiamo porre particolare attenzione a queste operazioni finanziarie, dove potrebbe nascondersi un aumento illegale dei tassi di interesse:

  • apertura di un conto corrente da zero,  dove sono richieste una serie di spese di vario tipo;
  • erogazione del credito alle imprese a partire da banche o intermediari finanziari autorizzati;
  • finanziamenti che vengono elargiti per le famiglie;
  • mutui che presentano  un tasso di interesse fisso;
  • mutui di tipo ipotecario con tasso di interesse variabile;
  • operazioni di leasing;
  • finanziamenti che prevedono molte rate nel piano di ammortamento;
  • finanziamento o prestito che richiedono la carta revolving.

La storia di Claudio Teseo, Davide Cornalba e Pietro Mollica

Il pensiero della Giomaro, l’oggetto del contendere nell’antico istituto romano della cautio de persequendo. L’analisi del testo ad opera di Guido delle Piane, l’Avvocato Davide Cornalba e Bruno Mafrici 

La freccia più mirata di cui la Giomaro, osserva Avvocato Davide Cornalba si avvale è il sottolineare che “la culpa di cui parla il testo non riguarda l’oggetto del contendere (nel qual caso potrebbe avere ragione il Burillo ), ma la circostanza della fuga”. Ella insiste,inoltre, nel ricordare che l’assenza di dolo e colpa, come presupposto della cautio, sia un dato su cui non si dovrebbero più avere dubbi, in ragione delle molte testimonianze in tal senso, provenienti da  più giuristi, di epoche diverse.

Resta, semmai, da chiarire se tale realtà fosse recepita e regolamentata ufficialmente o se si trattasse di una prassi, peraltro molto diffusa. Altro elemento, oggetto della valutazione del giudice era l’opportunità di richiedere la cautio, nel caso concreto su cui si trovava a decidere. Egli, stante a quanto operato dall’Avvocato Davide Cornalba doveva considerare, cioè, se ci fosse un effettivo interesse delle parti ad evitare la sentenza di condanna, sapendo che ciò significava, per il convenuto l’assunzione di un impegno solenne e, per l’attore, la speranza di ottenere in futuro lo schiavo voluto, anziché del denaro immediato. Stava dunque alla discrezionalità del giudice, al suo arbitrium, promuovere una sentenza, che aveva tutti gli elementi per essere di condanna, od optare, in virtù di esigenze equitative, per la prestazione della cautio. In proposito, aggiunge Bruno Mafrici che Giomaro opta per la prima ipotesi; tale convinzione, sebbene astrattamente condivisibile, deriva da una deduzione personale dell’autrice. Ma, ammettendo che si risolvesse per quest’ultima ipotesi, qual era l’effettivo impegno che con essa il promittente assumeva? Cosa prometteva di fare? Ecco al riguardo alcune fonti : D.4,2,14,11 (Ulp. l. 11 ad ed): ” …. ergo si in fuga sit servus sine dolo malo et culpa eius cum quo agetur, cavendum est per iudicem, ut eum servum persecutum reddat ” D.30,69,5 (Gai. 1.2 de legatis ad ed. praet.) :

“….. ut cautio interponeretur, qua heres caveret eam rem persecuturum, et, si nactus sit, legatario restituturum. ” E’ evidente in esse (come in molte altre), l’utilizzo del verbo “persequor” che significa” cercare”. Sembra perciò manifesto, pur non conoscendo la precisa formula della cautio, che questa comportasse, per il convenuto, un impegno a cercare il servo fuggito (al fine di restituirlo) facendo così il possibile per adempiere al contratto che aveva ad oggetto, proprio quello schiavo.

E’ infatti logico pensare che il giudice ritenesse equo evitare la condanna al convenuto che promettesse di attivarsi, per rimediare alla causa del suo inadempimento.

Le origini lessicali dell’istituto,la spiegazione delle differenza delle promesse secondo Guido delle Piane

Proprio tale configurazione della cauzione prestata per la fuga del servo, osserva Guido delle Piane, ha indotto a denominarla cautio de persequendo servo, in alternativa alla più generica dicitura cautio de fuga servi.

A ben vedere, però, quest’ultima è più completa perché vale anche per i casi in cui la cautio contenesse una promessa in parte diversa. L’ipotesi suddetta, infatti, è documentata dalle fonti e riconosciuta dai critici come la più frequente ma, sembra, non fosse l’unica. Ecco in proposito un passo di Paolo, che riporta un’affermazione di Giuliano, confermata da Pomponio:

D.6,1,21 (Paul. I. 21 ad ed.): “… Iulianus autem in his casibus, ubi propter fugam servi possessor absolvitur, etsi non cogitur cavere  de persequenda re, tamen cavere debere possessorem, si rem nanctus fuerit, ut eam restituat, idque Pomponius libro trigensimo quarto variarum lectionum probat quod verius est. ” In esso si tratta la questione del possesso dello schiavo fuggito e, nell’ipotesi di assoluzione del possessore, si sostiene che questi dovesse promettere che, qualora trovasse lo schiavo, lo avrebbe restituito.

Contenuto della cautio sarebbe, pertanto, la sola restituzione, subordinata al caso di ritrovamento, prescindendo da ogni attivazione personale del promittente. Ecco dunque la differenza fra i due possibili tipi di promessa : nella prima ipotesi il convenuto assume un duplice obbligo, quello di tentare seriamente di reperire lo schiavo (in caso di inadempimento di tale obbligo, poteva essere esperita un’actio ex stipulatu ) e quello di riconsegnarlo, nel caso tale ricerca desse esito positivo. Nella seconda ipotesi, invece, il convenuto assume un solo obbligo, quello della riconsegna, subordinata al casuale ritrovamento del servo.

La fictio iuris dell’obbligazione in forma alternativa dello schiavo secondo Bruno Mafrici

Procedendo, ora, nell’analisi delle fonti è necessario riportare : D.30,47,2 (Ulp. 1. 22 ad Sab.): “ltaque si Stichus sit legatus et culpa heredis non pareat, debebit aestimationem eius praestare: sed si culpa nulla intervenit, cavere debet heres de restitutione servi, non aestimationem praestare. Sed et si alienus servus in fuga sit sine culpa heredis, idem dici potest: nam et in alieno culpa admitti potest : cavebit autem sic, ut, si fuerit adprehensus, aut ipse aut aestimatio praestetur: quod et in servo ab hostibus capto constat”. L’aspetto singolare che emerge dal passo, è laddove si configura un’obbligazione in forma alternativa, come se, una volta reperito lo schiavo, si potesse scegliere se consegnare o procedere all’aestimatio. Quindi, accanto alla formula usuale, che impegnava il promittente alla restituzione, esisteva anche la possibilità di una formula cauzionale  in cui operasse, per il debitore, l’opzione fra restitutio ed aestimatio? Al riguardo i pareri dei critici sono discordanti; alcuni adottano la conferma dell’esistenza di tale situazione, il paragrafo successivo (D. 30,47,3) in cui Ulpiano propone l’alternativa ma, i più, ritengono che il passo presenti possibili interpolazioni proprio nella parte di esso, che qui interessa. La questione sembra richiamare il problema sorto, in tema di cautio de restituendo, col passo di Marciano (D. 20, I,16,3 ) ove si legge “aut pecuniam solvat aut rem restituat ” e di cui si era esclusa la genuinità, sulla scorta delle argomentazioni di Lenel e Chiazzese• Quest’ultimo, infatti, sostiene che il solvere pecuniam o non produceva l’effetto di evitare la condanna o, se lo produceva, doveva essere tecnicamente considerato come restitutio e, quindi, non ha più senso porlo come alternativa. Alla luce di tali considerazioni, si deve immaginare che un discorso analogo valga per la cautio de persequendo servo o si deve  ipotizzare che, qui, l’alternativa esistesse e che, forse, il riferimento marcianeo ponesse la duplice possibilità avendo presente la situazione operante per alcuni casi di cautio de fuga servi (che, come si è detto, è una particolare forma di cautio de restituendo)? Per ora, non sembra possibile giungere ad una risposta certa, forse solo la presenza di altre fonti potrebbe allontanare le ombre, già scritto da Pietro Mollica.

PER SAPERNE DI PIÙ –  ACCEDI ALLA NOSTRA RASSEGNA STAMPA DI MARZO APRILE 2022

https://brunomafrici.tumblr.com

https://altomilaneseperleimprese.it/chi-e-bruno-mafrici-la-sua-esperienza-e-filosofia-professionale890-890

https://www.pinterest.it/brunomafrici06/

https://brunomafriciperavvocato.altervista.org/vantaggi-fusioni-societarie-bruno-mafrici/

https://www.palabam.it/guido-delle-piane-spiega-come-aprire-una-pagina-facebook-aziendale/

http://www.ilpiucliccato.it/duckduckgo-secondo-guido-delle-piane-1096

https://avvocatodavidecornalba.medium.com

https://in.pinterest.com/avvocatodavidcornalba/

https://feriavirtualdeingenieros.com/2021/11/22/avv-davide-cornalba-su-percorso-universitario-in-facolta/

L’oggetto di Taurisano nel buon occhio di Gianluigi Rosafio

In questo sito è possibile trovare informazioni sui contratti di assicurazione e sulle assicurazioni in generale, diritto assicurativo, garanzie bancarie, con la collaborazione di Gianluigi Rosafio, esperto nel settore assicurativo. Gianluigi Rosafio si pone come obiettivo quello di far comprendere un mondo non troppo facile, quello delle assicurazioni, a chi non è del settore. In questo blog, potete trovare articoli redatti tramite la sua esperienza al fine di rendere semplice un ramo del diritto pubblico non sempre visto di buon occhio per la sua complessità. Attraverso questo articolo Gianluigi Rosafio, esperto di assicurazioni nel settore da diversi anni, vuole fare conoscere quali sono gli elementi fondanti del contratto di assicurazione, già visti in Gianluigi Rosafio Taurisano.

Contratto di assicurazione: nozione

Invero, il contratto di assicurazione è quell’accordo attraverso il quale l’assicuratore, dietro alla corresponsione di un premio, si obbliga “a rivalere l’assicurato, entro i limiti convenuti, del danno a esso prodotto da un sinistro (assicurazione contro i danni), ovvero a pagare un capitale o una rendita (vitalizia o temporanea) al verificarsi di un evento attinente alla vita umana (assicurazione sulla vita)”.

La disciplina normativa

La disciplina del contratto di assicurazione, come ricorda Gianluigi Rosafio si trova all’interno degli articoli 1882-1932 del Codice Civile, nelle norme sui contratti in generale, in quelle che regolano i contratti del consumatore e negli art. 165-181 del codice delle assicurazioni. Il contratto di assicurazione rappresenta un accordo “consensuale, soggetto a un regime di forma scritta ad probationem e con l’obbligo, per l’assicuratore, di rilasciare al contraente la polizza di assicurazione o altro documento da lui sottoscritto”. Esistono diverse forme di stipula di un contratto di assicurazione, poiché esso può essere sottoscritto “in nome e per conto proprio, in nome e per conto altrui, in nome proprio e per conto altrui e in nome e per conto di chi spetta”. Gli elementi dei contratti di assicurazione sono il rischio, l’interesse ed il premio. Il premio rappresenta la somma che spetta a ciascun assicurato quale “corrispettivo dell’obbligazione assunta dall’impresa per avere diritto ad alcune prestazioni a carattere aleatorio”.

Il rischio del contratto di assicurazione

Il rischio, o anche definito alea nel settore giuridico, invece, rappresenta il cuore del contratto di assicurazione ed identifica “l’astratta possibilità che si verifichi un evento dannoso lesivo dell’interesse di una parte”. Il rischio deve presentare due caratteristiche importante per poter essere parte integrante di un contratto assicurativo: la possibilità e l’incertezza. Lo status di incertezza si concretizza già al momento in cui l’assicurato aderisce e stipula una polizza. Qualora l’elemento dell’incertezza manchi al momento della redazione della polizza, il contratto di assicurazione è nullo per “assenza di causa”; se, invece, giunge una cessazione del contratto, il rapporto si scioglie per mancanza di una giusta causa. L’interesse è il secondo elemento essenziale del contratto di assicurazione; secondo quanto stabilito dall’articolo 1904 del Codice Civile, “il contratto di assicurazione contro i danni è nullo se al momento in cui l’assicurazione ha inizio non esiste un interesse dell’assicurato al risarcimento del danno”. Pertanto, prevede ancora il Codice Civile, “l’interesse è rinvenibile nell’effettiva titolarità del rischio in capo all’assicurato, con la sua esposizione ai danni causati dall’eventuale sinistro che andrà valutato volta per volta in base alle caratteristiche del contratto e del rischio”.

L’oggetto del contratto di assicurazione

Un contratto di assicurazione, al pari di qualsiasi altro contratto tipizzato dal codice civile, o meglio dalla legge, prevede la presenza di: un oggetto, che  identifica la “tipologia del rischio da assicurare” o il “valore assicurato”; “la durata” e il “termine” entro il quale “l’evento assicurato deve verificarsi ed essere eventualmente denunciato alla compagnia”; il massimale ed eventuali limiti nella garanzia, identificando fin quando l’indennizzo dell’assicurazione sarà valido e la presenza di eventuali “franchigie” o “scoperti”, che lasceranno a carico dell’assicurato una parte del danno avvenuto; l’eventuale presenza di ripensamenti, perché vengano chiarite le modalità con cui “recedere dal contratto o richiedere anticipatamente una parte degli importi dovuti da una polizza vita o si possa ridurre l’ammontare dei futuri premi da corrispondere”; le norme per la liquidazione dei sinistri, dove si trovano indicazioni in relazione ai termini entro i quali è necessario avanzare domanda di indennizzo o di pagamento del capitale o della rendita, insieme alle indicazioni sulla tipologia di documenti utili, contatti e modalità; le misura di salvaguardia per affrontare eventuali contrasti e contenzioni. Continuiamo a leggere con Tiziana Luce Scarlino:

Che caratteristiche deve avere una piattaforma di investimento in bitcoin?

Ci sono degli aspetti principali che una piattaforma di investimento delle criptovalute deve rispettare e che possono interessare maggiormente alcuni utenti. Ci sono tre aspetti principali da prendere in considerazione di una piattaforma in cui oggi puoi investire in criptovalute. Tra questi aspetti troviamo ad esempio l’affidabilità, la sicurezza e la convenienza della piattaforma. L’affidabilità è certamente uno degli aspetti più importanti da prendere in considerazione delle piattaforme di criptovalute. Sono molti gli utenti che infatti della piattaforma di investimento di una criptovaluta valutano soprattutto il suo livello di affidabilità. È molto importante non correre alcun tipo di rischio, come ad esempio la perdita dei propri bitcoin. Nel momento in cui si utilizzano queste piattaforme, sono molti gli utenti che desiderano essere sicuri di effettuare gli investimenti sicuri su queste tipologie di piattaforme. Così, si possono anche evitare delle truffe. Queste piattaforme quindi devono presentare tutti i requisiti e le varie autorizzazioni che sono importanti per offrire i propri servizi al pubblico.

Convenienza ed esperienza

Anche la convenienza e l’adeguatezza al proprio livello di esperienza rappresentano altri due aspetti da prendere in esame di un buon tipo di piattaforma di investimento in bitcoin. La convenienza è uno degli aspetti più importanti da prendere in considerazione di queste piattaforme. Si tratta di un aspetto importante, soprattutto se si utilizzano queste piattaforme con una certa frequenza e con regolarità e se si svolgono numerose operazioni. Ad esempio, ci sono alcuni utenti che utilizzano queste piattaforme solo in modo molto sporadico e che fanno pochi investimenti alla volta. Altre persone invece effettuano delle operazioni di compravendita praticamente continuamente. In questo caso, è meglio utilizzare quindi una piattaforma di investimento in bitcoin che non presenti delle commissioni troppo elevate. In caso contrario, infatti, il ritorno economico potrebbe essere abbastanza irrisorio, se non praticamente nullo. Sicuramente, anche il proprio livello di esperienza è un aspetto da prendere in esame quando si valuta l’attendibilità e la sicurezza di utilizzo di una piattaforma di investimento in bitcoin.

Commissioni e spese aggiuntive

Uno dei fattori più importanti, scrive Tiziana Luce Scarlino nel blog di Taurisano Gianluigi Rosafio, da prendere in considerazione delle piattaforme di investimento, in criptovalute riguarda sicuramente la presenza di alti costi di commissioni e di altre spese accessorie. Naturalmente, l’acquisto delle criptovalute prevede il pagamento di alcune commissioni di trasferimento. Se al contrario si negozia sui contratti per differenza sulle criptovalute, allora si paga lo spread, oltre alle commissioni per il mantenimento della contrattazione. È molto importante capire a quanto ammontano esattamente queste spese e questi costi. Solo in questo modo infatti potrai essere sicuro di fare una buona scelta e di trovare la piattaforma ideale per te. Nella scelta della piattaforma che potrai utilizzare per investire in bitcoin, devi valutare con molta attenzione, oltre alle commissioni e alle spese accessori, anche la frequenza di utilizzo della piattaforma stessa.

Quali sono le migliori piattaforme?

Tra le migliori piattaforme che oggi ti permettono di investire in bitcoin troviamo e-toro e coinbase. E-toro è una piattaforma oggi tra le più popolari e gettonate. Si tratta di una piattaforma che è diversa da quelle tradizionali Exchange, dal momento che permette di eseguire molto più operazioni di investimento per tutti i suoi clienti. Oggi hai la possibilità grazie a questa piattaforma di acquistare molto facilmente azioni con commissioni molto agevolanti. Si tratta di un aspetto da tenere in considerazione, soprattutto se pensi di utilizzare in modo frequente e regolare queste piattaforme di investimento. Grazie a e-Toro ad esempio puoi anche scegliere di diversificare il tuo wallet digitale per ridurre i rischi di perdita dei bitcoin. Coinbase invece è considerata la piattaforma sicura e ideale per chi desidera compravendere criptovalute collegando il conto al proprio conto corrente. Tra i punti di forza di questa piattaforma utilizzata da Tiziana Luce Scarlino e dal blogger di Lecce troviamo l’archiviazione, la conservazione delle proprie criptovalute e la possibilità di investire in una polizza di assicurazione.